domenica, febbraio 10, 2013

LA VECCHIA CLASSE POLITICA E L’EURO


Siamo in piena campagna elettorale nella peggior crisi economica dal dopoguerra. Una campagna elettorale tra le peggiori se si considera che il Paese va alla conta in un quadro politico diviso in modo impressionante.

Se a questo ci aggiungiamo la pessima e famigerata legge elettorale che non si è voluta o potuta cambiare (a questo punto non fa molta  differenza), il quadro si complica ulteriormente con alto rischio di un risultato alla greca. Cioè una situazione in cui il voto si potrebbe spezzettare al punto da non produrre una maggioranza decisiva per formare un governo sufficientemente autorevole e all'altezza del compito che l’attende all'indomani delle elezioni del 24-25 febbraio prossimi.

Il quadro politico che si presenta è quello dei partiti tradizionali (corrotti) da una parte e il movimento M5S dall’altra, quale unica alternativa al sistema dei partiti che finora ha governato chi più chi meno questo Paese da molti lustri. A sua volta gli stessi partiti tradizionali sono divisi e contrapposti tra loro nella corsa alla conquista del governo e del Parlamento.

Gli stessi partiti (destra, centro e sinistra) che sostengono il governo Monti, sono concausa dei problemi che stanno affossando il Paese “promettono” ora soluzioni che non hanno voluto applicare quando erano al governo e quindi risultano sempre meno credibili agli elettori.

Il governo Monti è proprio quello che ha dato a sta dando colpi di grazia all'Italia già stremata dalla crisi economica proprio con il supporto dei partiti e ahimè con il beneplacito del presidente Napolitano anche se stanno facendo di tutto per farlo dimenticare agli elettori.

Essi fanno finta di non stare al governo oppure di provenire dal pianeta marte. Stanno ‘smentendo’ ogni giorno che passa se stessi e la loro “politica” applicata da Monti, arrivando perfino a proporre la ‘cancellazione’ di leggi che essi stessi hanno approvato. Sono arrivati anche a liberarsi dei cosiddetti ‘impresentabili’, un fatto mai accaduto prima della scesa in campo del grillismo del M5S.

Già questo è una prima vittoria culturale di Grillo. Non solo il suo movimento sta ‘vincendo’ nelle piazze sempre colme a differenza dei partiti che invece vanno nei ‘talk shows’, ma sta ‘convincendo’ anche molti militanti di quasi tutti i partiti, tant’è che stanno ‘copiando’ il suo programma che fino a ieri era da loro ritenuto ‘populista’. Questo significa che Grillo è diventato il riferimento culturale e politico cui tutti i partiti sono costretti a ‘seguire’ per non continuare a perdere consenso e potere.

Se questo è il dato Il M5S rappresenta allora la vera ‘rivoluzione’ al sistema dei partiti (corrotti) fin qui conosciuto ma ancora nel quadro della “democrazia” perché esso chiede soltanto di cambiare il ‘personale politico’, carrierista ed obsoleto, nelle Istituzioni, non le Istituzioni che invece restano, difendendo la Costituzione, anzi chiedendone la effettiva applicazione! Si vuole una rinascita di uno Stato vero che faccia il suo mestiere per il bene dei cittadini e non più delle caste e delle lobby. Tutto ciò non può essere ‘populismo’.

Infine, al di là delle divisioni fra tutti i partiti, il dato che viene fuori in modo evidente è sulla questione economica, ovvero su come uscire dalla crisi avviando le cosiddette politiche di crescita. La linea politica di fondo che accomuna tutti i partiti tradizionali, a differenza del M5S, è che nessuno di essi mette in discussione l’euro, la moneta comune dell’eurozona. Essi sono tutti insieme il partito unico dell’euro!

Essi pensano che la soluzione sia ‘più Europa’, ma per fare questo ci deve essere la disponibilità degli Stati del nord, come la Germania per esempio, a grandi trasferimenti di risorse finanziarie a favore degli Stati del sud meno sviluppati, dell’ordine di diverse centinaia di miliardi di euro. Se non si fa questo le economie del nord e del sud non possono continuare ad operare con l’unica moneta senza ‘depredare’ ulteriormente quest’ultime. Il massimo che l’Europa concede è qualche miliardo, assolutamente insufficiente!

È evidente che ciò non si può ottenere: i politici tedeschi della Baviera (regione ricca del sud della Germania) considerano controproducente elettoralmente ‘tassare’ i propri cittadini per ‘finanziare’ un’altra regione tedesca della Sassonia (stato meno ricco del nord della Germania). Figuriamoci ‘finanziare’ l’Italia, la Grecia, la Spagna etc. Impossibile!

Quando economie diverse non possono stare insieme, la cosa più logica da fare è ‘separarsi’. Lo dice la scienza dell’economia stessa. La separazione avviene con l’uso di una diversa moneta di cui lo Stato deve tornare ad esserne proprietario. Se vogliamo fermare il ‘dissanguamento’ finanziario dell’Italia e riavviare la cosiddetta ‘crescita’, questo deve essere il primo atto da fare al più presto possibile, anzi si sarebbe dovuto fare da ieri l’altro.

Attenzione, uscire dall’euro non vuol dire uscire dall’Unione Europea. Possiamo continuare a restare nell’Unione Europea come ci sta per esempio l’Inghilterra con la sua moneta sovrana, la sterlina senza alcun problema.

La Gran Bretagna (destra e sinistra) si è sempre opposta all’ingresso nell’euro e continuerà ad opporsi fino a quando le economie restano differenziate. I nostri politici (senza il nostro consenso) e quelli degli altri Paesi sono entrati nonostante ciò, ‘pensando’ che la moneta unica ‘realizzasse’ in automatico l’armonizzazione delle nostre economie con quelle del nord.

Dopo 10 lunghi anni i dati ci dicono che si sono ‘sbagliati’ alla grande! Ci siamo ‘dissanguati’ finanziariamente a favore degli Stati del nord! Se i politici lo dovessero ‘ammettere’ si dimostrerebbero finalmente ‘onesti’ ma firmerebbero la loro ‘condanna a morte’ con la perdita di tutti i consensi elettorali. Per questo non lo ammetteranno fino a quando il mercato stesso non lo renderà evidente a tutti!

Il M5S ci sta pensando al problema e chiederà comunque un referendum sulla permanenza o meno nell’euro in ogni caso, che vinca o meno. L’Italia, a differenza di altri paesi non ha mai votato un referendum sull’euro.

A sostegno di quando detto vi propongo di vedere il seguente video:
"E' perfettamente noto a tutti che l’Euro sarebbe stato un esperimento fallimentare proprio perché mancava alla sua base una unità politica e in particolare una unità nel campo della politica fiscale, questo voglio ricordarvelo è una cosa di dominio pubblico, i fondatori dell’Europa sapevano benissimo che imporre una moneta unica a paesi diversi e con un sistema fiscale profondamente scollegato, avrebbe condotto a una crisi. Quindi i problemi che fossero noti, lo dobbiamo dare per scontato." Alberto Bagnai
Intervento di Alberto Bagnai, professore di politica economica all’università Gabriele D’Annunzio di Pescara


INTERVISTA A LUIGI ZINGALES: LA CRISI DELL’UE ERA PREMEDITATA
19 dicembre 2012

UN DISEGNO CRIMINALE
Professor Zingales, Mario Seminerio dice che la crisi dell’euro è colpa della Germania. Essa ha creato un deficit tra importazioni ed esportazioni, e secondo Seminerio, senza trasferimenti interni all’UE non si esce dalla crisi: vero o falso? Leggi http://tagli.me/2012/12/19/1932/

Raffaele B.

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